Capacità, competenze, skill verticali. Per competere su un mercato sempre più dinamico e “veloce”, le competenze e l’aggiornamento del team sono fattori fondamentali per determinare il successo o meno di un’azienda.

In un contesto in cui tutto scorre più veloce e tutto è in costante evoluzione, infatti, non è più sufficiente “costruire” un team con le competenze giuste, se a questo non segue un aggiornamento e una formazione continua che permetta di affrontare il cambiamento. 

Le aziende oggi, indipendentemente dal settore di riferimento, devono fare i conti con la nascita di tecnologie sempre nuove e con cambiamenti di scenario che rischiano di tagliare fuori dal mercato chi non coglie le nuove opportunità o rimane troppo ancorato a strutture e metodi di lavoro ormai obsoleti.

Quando si parla di digital transformation si parla anche di questo: in un contesto in continua evoluzione, quando una nuova tecnologia penetra all’interno di un settore è destinata a mutare il contesto e il settore stesso, portando profondi cambiamenti nelle dinamiche di mercato e, magari, facendo emergere nuovi competitor, mai considerati come tali fino a quel momento. Un contesto di questo genere richiede necessariamente alle aziende di farsi trovare sempre pronte e ciò, nella pratica, significa pensare ad una struttura aziendale flessibile e, soprattutto, non smettere mai di aggiornarsi e di accrescere le competenze del proprio team. 

E così siamo arrivati all’argomento al centro di questo articolo: la formazione. Un concetto che, proprio per i motivi appena citati, dovrebbe essere elemento imprescindibile di ogni azienda competitiva nel mercato di oggi.
Tuttavia, se andiamo ad analizzare i dati possiamo facilmente trovare diverse criticità per le aziende.

Analizzando infatti una ricerca di Randstad (l’azienda dei Paesi Bassi che opera nel settore delle risorse), e riportata da “Il Sole 24 Ore”, sulla penetrazione delle tecnologie digitali e di intelligenza digitale nella propria routine,emergono dati interessanti (e a volte un po’ preoccupanti) sulla formazione in azienda.

Dal report, condotto su un campione di 14.600 lavoratori internazionali di cui 400 italiani, emerge nettamente la percezione da parte dei lavoratori di un contesto che richiede un aggiornamento continuo delle competenze ed emerge la volontà di “affrontare” al meglio questo scenario. L’87% degli intervistati infatti punta ad accrescere le proprie competenze anche perché questo potrebbe garantire maggiore occupabilità nel futuro.

Allo stesso modo, sempre dal report emerge che l’80% dei dipendenti italiani considera “positivamente il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro”, esprimendo pienamente la volontà di sviluppare nuove digital skills. 

È evidente quindi come emerga dal report la consapevolezza diffusa tra i lavoratori di un contesto che richiede aggiornamento e sempre nuove competenze, così come emerge, in risposta, una volontà chiara della maggioranza dei lavoratori di crescere e sviluppare nuove competenze per poter lavorare meglio e rimanere al passo. 

La stessa ricerca però fa emergere un’importante criticità che si potrebbe riassumere con questo quesito: alla consapevolezza e la volontà dei lavoratori di accrescere le proprie competenze corrisponde uno sforzo concreto da parte delle aziende per affrontare al meglio il cambiamento? In questo senso alcuni dati non sono così incoraggianti. 

Se infatti, come detto, l’87% dei lavoratori vorrebbe accrescere le proprie competenze, allo stesso tempo l’80% del totale afferma di sentirsi “sotto pressione” riguardo alle conoscenze in proprio possesso per affrontare il lavoro di tutti i giorni e vorrebbe che la propria azienda si occupasse di “predisporre piani di formazione per consentire ai dipendenti di acquisire le competenze mancanti”.

Ciò evidenzia almeno due criticità: da un lato l’effettiva mancanza di competenze necessarie e, di conseguenza, la percezione dei lavoratori di non essere sufficientemente formati per lavorare al meglio con il digitale; dall’altro lato emerge una esplicita percezione dei lavoratori di una mancanza di attività e piani formazione adeguati da parte dell’azienda.

Gap confermato anche da altri dati della ricerca di Randstad che mostrano che solo il 41% delle imprese afferma di aver effettivamente attivato piani di formazione mirati, nonostante sia solo il 50% degli intervistati a ritenere che l’università offra le competenze adeguate per lavorare nel mercato di oggi.

Questi dati disegnano un quadro dove la formazione e l’aggiornamento sono considerati necessari, ma dove sono poi poche, nella pratica, le realtà che davvero si attivano in questo senso. E questa forse è la criticità più preoccupante perché, senza l’aggiornamento e, di conseguenza, le giuste competenze, difficilmente un’azienda potrà sviluppare processi di crescita o, addirittura, rimanere competitiva in un mercato sempre più veloce e digitalizzato. 

La predisposizione di piani formativi per il proprio team, con il supporto di consulenti ed esperti del settore, è ciò che oggi spesso fa la differenza tra aziende competitive sul mercato digitale e aziende costrette a resistere e rincorrere. 

Le aziende più smart, se vogliamo chiamarle così, sono quelle che comprendono che la formazione del proprio team non è un costo per l’impresa, ma un vero e proprio investimento nel tempo per sviluppare un vantaggio competitivo

Quest’ultimo è uno dei concetti che ha spinto noi di Webit, per esempio, a sviluppare il Metodo T.R.E.K., un particolare modello di lavoro che si basa sul lavoro del nostro team spalla-spalla con i nostri clienti per raggiungere i risultati e, al tempo stesso, stimolare percorsi di crescita delle competenze interne delle aziende che collaborano con noi.

Il T.R.E.K. è il nostro personale metodo per sviluppare dei veri e propri piani di crescita e formazione direttamente sul campo per i nostri clienti, perché crediamo fortemente nella centralità dello sviluppo delle cosiddette digital skills all’interno dell’organizzazione. 

E tu, cosa stai facendo per la formazione del tuo team? 


Fonti:
– Digital skills, nelle imprese italiane formazione solo in 4 aziende su 10; Il Sole 24Ore